Turandot, un’opera dalle tinte di fiaba
Non si può non amare Turandot, specialmente se a raccontarla, è il maestro Matteo Salvemini.
Le sue parole si mescolano con le note del pianoforte e scivolano elegantemente sugli affreschi di Palazzo Verità Poeta, volteggiando all’unisono con le voci degli altri Artisti di Anteprima OPERA.
La storia è nota: Nel palazzo imperiale di Pechino, vivevano l’Imperatore Altoum e sua figlia Turandot.
Questa, per vendicare la bisnonna che era stata uccisa dal marito, proponeva a tutti i principi che chiedevano la sua mano di risolvere tre enigmi: chi non ci riusciva veniva decapitato.
Erano già stati uccisi dodici principi.
Al palazzo imperiale, un giorno, apparve Calaf, un principe ignoto che vista la bellezza della principessa se ne innamorò.
Proprio a palazzo Calaf aveva rincontrato dopo tanti anni suo padre Timur, diventato cieco e molto vecchio e la serva Liù, scomparsi durante la guerra dove avevano perso il trono.
Nonostante tutti, anche i tre consiglieri Ping, Pang e Pong cercassero di dissuaderlo Calaf decise di risolvere i tre enigmi…e ci riuscì.
La principessa si rifiutò di sposarlo, così Calaf le propose a sua volta un indovinello: entro l’alba lei doveva scoprire il suo nome; se ci fosse riuscita lui sarebbe stato decapitato, altrimenti si sarebbero sposati.
Durante la notte Turandot catturò la serva Liù e la torturò affinchè potesse svelargli il nome del suo padrone. La giovane per dimostrare l’amore che provava per Calaf si uccise.
Il giorno dopo, davanti al palazzo reale è riunita una grande folla. Squillano le trombe e Turandot afferma di conoscere finalmente il nome dello straniero: “Amore”.
Tra le grida di giubilo della folla, abbraccia Calaf abbandonandosi tra le sue braccia.
Turandot si sarebbe trasformata da principessa di ghiaccio a donna innamorata per Puccini?
Non lo sapremo mai, la partitura di Puccini è rimasta incompiuta.








Be the first to comment.